La Commissione Ue apre una procedura contro l'Italia per i vincoli alle proprietà delle farmacie. Mdc: è un'occasione per rivedere l'intero settore
La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia per le restrizioni imposte dalla legislazione nazionale in tema di proprietà delle farmacie che vendono al dettaglio. Secondo la Commissione la normativa italiana, così come interpretata dalla Corte costituzionale e come modificata nell'aprile 2006, è in contrasto con gli articoli 43 e 56 del trattato Ce riguardanti rispettivamente la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali nell'Ue. La Commissione ha inoltre deciso di chiedere formalmente all'Austria ed alla Spagna di modificare la loro normativa in materia di stabilimento delle farmacie. Questi richiami della Commissione assumono la forma di richiesta del "parere motivato", seconda tappa della procedura d'infrazione ai sensi dell'articolo 226 del trattato CE. In mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione può adire la Corte di giustizia.
La procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia riguarda in particolare il divieto d'acquisizione di partecipazioni da parte di imprese aventi un'attività di distribuzione di medicinali (o legate a società aventi tale attività) in società farmaceutiche private o in farmacie comunali; la riserva di titolarità di farmacie private ai soli farmacisti o alle sole persone giuridiche composte da farmacisti. La legge italiana vieta alle persone fisiche che non possiedono un diploma di laurea in farmacia o alle persone giuridiche non composte da farmacisti la titolarità di farmacie private che vendono al pubblico. Siffatte restrizioni possono essere considerate compatibili con il trattato Ce soltanto quando sono giustificate da obiettivi d'interesse generale. Le autorità italiane giustificano le restrizioni contestate invocando obiettivi di tutela della sanità pubblica; in particolare (riguardo alla prima restrizione) si intenderebbero evitare conflitti di interesse e (riguardo alla seconda restrizione) si intenderebbe realizzare un migliore controllo delle persone che consegnano i medicinali ai pazienti.
La Commissione ritiene tuttavia che le restrizioni contestate vadano al di là di ciò che è necessario per raggiungere l'obiettivo di tutela della salute. Da un lato, gli eventuali rischi di conflitti d'interesse possono essere evitati adottando misure diverse dal divieto puro e semplice di assumere partecipazioni in farmacie che vendono al pubblico. D'altro lato, anche il divieto per chi non ha la laurea in farmacia o per persone giuridiche non composte da farmacisti di essere titolari di una farmacia va al di là di ciò che è necessario per garantire la tutela della sanità pubblica: sarebbe sufficiente - secondo la Commissione - esigere la presenza di un farmacista per consegnare i medicinali ai pazienti e gestire gli stock. La legislazione italiana, d'altronde, prevedendo che membri non farmacisti della famiglia di un farmacista deceduto possano essere titolari della sua farmacia, per periodi che vanno fino a dieci anni, riconosce che il requisito della qualificazione professionale non è assolutamente indispensabile e prioritario ai fini della proprietà di una farmacia.
"L'intervento della Commissione europea sulle restrizioni normative in materia di farmacie può essere l'occasione giusta anche per il nostro Governo per affrontare seriamente la questione della liberalizzazione del settore". Così Antonio Longo, presidente del Movimento difesa del cittadino (Mdc) commenta la decisione della Commissione europea di adire la Corte di giustizia Ue per l'incompatibilità della normativa italiana sulle farmacie con la libertà di stabilimento e con la libera circolazione dei capitali previste dal trattato Ce. Mdc chiede con forza un intervento che aiuti i cittadini a risparmiare, i giovani farmacisti a trovare lavoro e il sistema del commercio a liberalizzarsi sempre più, "all'insegna di una vera società aperta e non chiusa e asfittica per la responsabilità delle corporazioni".
Fonti: Commissione europea, Movimento difesa del cittadino
28 Giugno 2006 - 19:23