Latte per neonati: il cartello c'era. Lo conferma il Tar del Lazio
Risparmio e Assicurazioni - Concorrenza e Mercato
Hanno "posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza, concordando il mantenimento di elevati livelli di prezzo del latte per l'infanzia". Per questo il Tar del Lazio - con dispositivo pubblicato il 22 giugno - ha confermato la multa imposta dall'Antitrust alle società Heinz Italia, Plada, Nestlè italiana, Nutricia, Humana Italia e Milte Italia. Dovranno pagare complessivamente circa 9 milioni di euro. L'organo amministrativo ha, infatti, respinto i ricorsi delle società che chiedevano l'annullamento delle sanzioni inflitte l'ottobre scorso dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Le sanzioni erano state comminate anche considerando "gravità e durata". Le motivazioni della sentenza verranno rese note tra circa un mese.
L'istruttoria dell'Autorità ha messo in evidenza "come, nel periodo 2000-2004, le imprese abbiamo posto in essere comportamenti paralleli nella determinazione dei prezzi del latte per l'infanzia - e specificamente del latte di partenza e del latte di proseguimento - fissando livelli assai elevati e di gran lunga superiori rispetto ai prezzi di prodotti equivalenti o comunque fungibili rilevati negli altri paesi europei". In particolare, ha sottolineato l'Antitrust, il differenziale tra i prezzi italiani e quelli all'estero nel canale farmaceutico è stato, nella maggioranza dei casi, superiore del 150 per cento, con punte di oltre il 300 per il latte di partenza, e per il latte di proseguimento superiore del 100 per cento, con punte di oltre il 200. Nel 2004, su richiesta del ministero della Salute di ridurre tali prezzi, le imprese hanno adottato un comportamento ancora una volta parallelo sostanzialmente univoco e conservativo, per quanto possibile, della situazione preesistente caratterizzata dall'esistenza di livelli di prezzo elevati. Quando verranno pubblicate le motivazioni della decisione presa dai giudici della prima sezione del Tar del Lazio, presieduta da Pasquale de Lise, le società produttrici potranno in caso ricorrere in appello al Consiglio di Stato.
La Lega consumatori Acli Toscana esprime soddisfazione per la decisione del Tar del Lazio e ricorda che un'indagine dell'associazione, nel marzo 2004, aveva poi fatto scaturire il procedimento dell'Antitrust. Secondo la Lega, comunque, "molto resta ancora da fare, soprattutto a livello legislativo. È necessario che i ministri della Salute e dello Sviluppo economico intervengano con una legge rigorosa, che possa evitare nuove speculazioni sulla salute dei più piccoli e sul portafogli dei loro genitori. La vera risposta al caro-biberon, infatti, va ricercata nella promozione, sostegno e protezione dell'allattamento materno".
Fonte: Ansa
23 Giugno 2006 - 18:30