Decimo rapporto Pit Salute: è emergenza liste di attesa
“Sono i lunghi tempi delle liste di attesa per esami ed interventi la vera spina nel fianco del Servizio sanitario nazionale”. Lo afferma l’ultima edizione, la decima, del Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato (Tdm)-Cittadinanzattiva. Secondo quanto diffuso, per una mammografia si può aspettare fino a 400 giorni e, paradossalmente, fino a 120 giorni per una ecografia al primo trimestre di gravidanza.
Ma le cose potrebbero cambiare a breve: sono infatti pronti, ha annunciato il ministro della Salute, Livia Turco, i piani regionali per il contenimento delle liste sulla base dell’accordo Stato-Regioni del marzo 2006. Una “notizia importante”, l’ha definita il ministro, per dare certezze ai cittadini che, ricorda il Tdm, sono “spesso costretti a rivolgersi al servizio privato sborsando cifre ragguardevoli”, fino a 660 euro per una tac e 150 euro per una visita specialistica. Attualmente può succedere di dover aspettare per un intervento di frattura del femore fino a 300 giorni, o addirittura 1095 giorni per un intervento alla spalla, 210 giorni per una visita cardiologica, 270 per una visita da un neuropsichiatra infantile e 180 per una visita senologica.
Secondo i nuovi piani, invece, altre tempistiche dovranno essere rispettate: ad esempio nell’area oncologica, in regime ambulatoriale le prestazioni dovranno essere garantite con un tempo massimo di attesa tra 10 e 60 giorni e in regime di ricovero gli interventi chirurgici sono garantite entro 30 giorni.
Il Rapporto segnala come sia una difficoltà di relazione tra cittadini e operatori sanitari spesso “soffocata” dall’eccesso di burocrazia, ma anche da superficialità, scortesia e barriere allo spostamento da una regione all’altra. In altre parole, i diritti del cittadino-paziente, come recita il titolo dello stesso Rapporto (elaborato su un totale di 19.776 segnalazioni giunte nel 2006), sono “a pezzi”.
Queste alcune delle aree di criticità segnalate:
- Intramoenia: 1 cittadino su 5 non regge i costi. Su 100 segnalazioni di cittadini che vi sono ricorsi, il 41,7 sottolinea un problema di liste di attesa e 52,7 un problema di costi (costi elevati il 19,4 per cento e rimborsi mai ottenuti il 33 per cento). Ma c’è di più: 1 cittadino su 5 non è in grado di sostenere costi per prestazioni in intramoenia per visite specialistiche (che oscillano tra 80 e 110 euro) o per prestazioni di diagnostica (il costo arriva anche ad 800 euro)
- Allarme per odontoiatri abusivi. Aumentano le segnalazioni in tema di abusivismo della professione, dal 4,1 per cento del 2005 al 5,9 per cento del 2006. Inoltre, rileva il Tdm, l’odontoiatria resta la grande esclusa dei livelli essenziali di assistenza
- Chirurgia estetica. È questo uno degli ambiti in cui si segnala il più alto numero di presunti errori medici. Quasi un sospetto errore su tre riguarda infatti la mastoplastica al seno, seguita dalla riduzione del seno (15 per cento). Seguono, secondo le segnalazioni giunte al Tdm, gli interventi sui capillari e di rinoplastica (12 per cento), gli interventi alle palpebre (9 per cento), la chirurgia plastica all’orecchio (6 per cento)e gli interventi al palato (4 per cento).
Scarica il Rapporto “Diritti a pezzi?”
Fonte: Ansa, Cittadinanzattiva
17 Aprile 2007 - 19:33