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Giustizia, Cittadinanzattiva presenta rapporto Pit

Giustizia

I processi durano troppo, le udienze vengono rinviate senza giusta ragione, le prescrizioni ”negano i diritti”, i consulenti tecnici d’ufficio (Ctu) sono inaffidabili e la fiducia nei confronti dei legali e’ poca. Queste le lamentele dei 2 mila cittadini, che nel corso dell’ultimo anno si sono rivolti ai Pit Giustizia di Cittadinanzattiva (servizio di consulenza e intervento gratuito). Dal Primo Rapporto Pit Giustizia, presentato oggi a Roma, emerge, secondo Cittadinanzattiva, ”una perdita di fiducia nei confronti della giustizia”. I cittadini sono alla ricerca di consulenza e di informazione sulle procedure da seguire. Hanno perso la fiducia verso la politica e le istituzioni. E spesso vedono i loro diritti negati dalla prescrizione.
Ai Pit Giustizia i cittadini hanno chiesto soprattutto consulenze (55%) e informazioni sul funzionamento delle leggi (30%), ma anche come fare per ottenere un risarcimento a causa della lunghezza dei processi (15,8%). Gli utenti sono per lo piu’ uomini, tra i 30 e i 60 anni, del Centro e Sud Italia. Tra quanti chiedono aiuto all’associazione il 60% ha in corso processi civili, il 20% casi penali e il 5% amministrativi. Al Sud (41,3%) e al Centro (38,4%) il tema dominante e’ quello del sospetto errore medico o diagnostico, al Nord sono centrali le questioni famigliari, con separazioni, divorzi e affidamenti (16%). In generale, la classifica, vede primeggiare i problemi legati alla ”malpractice” (35,7%) e al consumerismo (19,2%). Seguono cause di lavoro (15%), legate a problemi in famiglia (11,9%), con i servizi pubblici (14,1%) e la scuola (4,2%). Nell’ambito della giustizia civile, la prima voce segnalata (33,6%) e’ rappresentata dai diritti reali, come il diritto di proprieta’ o di godimento di un bene, per cui si puo’ attendere anche trent’anni per il giudizio definitivo. Scarsa la conoscenza dei cittadini sulla possibilita’ di ricorrere a forme di conciliazione alternativa. Notevole il peso (23%) delle questioni condominiali. Seguono con il 19,8% le questioni legate alla famiglia e con il 19% quelli legati a contratti.
Fra le segnalazioni che riguardano la giustizia penale, la maggioranza dei contatti (63%) riguarda soprattutto i reati contro le persone, come aggressione, sequestro o errore diagnostico o medico, quando si avvia un procedimento specifico contro il professionista sanitario. ”E proprio in merito a queste azioni i lunghi tempi dei processi determinano frequentemente la prescrizione del reato - rileva il Rapporto - Di fatto quindi, il cittadino e lo Stato sostengono inutili spese, con il conseguente senso di ingiustizia, di sfiducia e di abbandono”.

Fonte: Cittadinanzattiva

10 Novembre 2009 - 15:22